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PREMESSA

Lo scopo di questo sito è presentare alcuni articoli e saggi sul cinema, elaborati a partire dai primi anni 70 del secolo scorso, in parte inediti, in parte con una vita precedente in riviste cinematografiche, e altri infine legati a pubblicazioni estemporanee, conferenze o convegni. La selezione,  drastica e disorganica, vuole essere una testimonianza e non un’enciclopedia: se essa non appare sempre convincente, nemmeno come documento di tanti anni della nostra e mia storia, chiedo sin d’ora scusa agli eventuali lettori. In ogni caso ho riportato quasi sempre fedelmente i testi originali, limitandomi a qualche correzione indispensabile e ai necessari adattamenti di editing: questo anche per evitare un dubbio, che questo auto-monumento o pietra tombale sia solo uno sfoggio di narcisismo.

La costruzione del sito è continuamente e lentamente in progress.

Le  immagini inserite nel testo sono quasi tutte “fatte in casa”, con mezzi rudimentali e improvvisati, come del resto mostra la loro ridotta qualità tecnica: nessuna di esse riproduce fedelmente l'originale, ma la loro funzione è  solo quella di risvegliare nella memoria qualche particolare che magari è andato perduto e che, in ogni caso, non può che essere impreciso.

Mi scuso sin d'ora per la rozzezza della realizzazione tecnica. Anche se come scusa non è gran che, ho fatto tutto da solo.

      Giorgio Cremonini è nato nel 1936 a Bologna, dove si gode attualmente una pensione maturata in oltre quarant'anni di studio, lavoro e insegnamento nella facoltà di Scienze della Terra dell'Università. A parte i “classici” avvicinati a scuola, le sue letture preferite del periodo adolescenzial-giovanile sono state Shakespeare, Aldous Huxley, Thomas Mann e Kafka, mai ripudiate, ma seguite nel tempo da Stendhal, Dostoevskij, Camus, Garcia Lorca e molti altri, fino a Tom Robbins e Johnathan Coe. Il primo film che gli ha fatto capire che anche il cinema è un’arte è stato La passion de Jeanne D’Arc, seguito dalle personali di René Clair che allora imperversavano, poi da Buñuel, Chaplin, Ejzenstejn, Keaton, Kubrick, Godard, Resnais, Wilder, Polanski, Moretti, ecc. In gioventù tra i comici preferiva Jerry Lewis e Danny Kaye a Totò, ma leggeva «Cinema nuovo», «La rassegna del film», nonché i vari Sadoul, Balazs, Viazzi, Casiraghi, Renzi, ecc. In questa prospettiva ha cominciato a scrivere saggi di cui non sapeva che fare, fino a quando nel 1970 ha partecipato e vinto il Premio Pasinetti-Cinema Nuovo, con un saggio sul “cinema dell'apocalisse” di cui solo l’argomento conserva purtroppo (e non per merito suo) una certa attualità. Scriveva molto, soprattutto di notte, ritagliandosi il tempo che gli lasciava il lavoro (negli anni 60 geologo per il Ministero Industria a Commercio, poi docente all’Università di Bologna, fino al 2002). A «Cinema Nuovo» ha collaborato fino al 1976, quando le incomprensioni politiche e culturali con la direzione sono diventate troppo radicali per essere tollerate da entrambi. Dal 1976 al 1992 ha scritto su «Cinema e Cinema» e dal 1980 anche su «Cineforum»: qui negli anni 2000 ha curato Tivutargets, una rubrica di presunta critica televisiva cui spetta il compito, arduo e grottesco, di raccontare un po’ la nostra storia. Ha scritto numerosi libri, il primo dei quali (Luis Bunuel, Savelli 1973 e 1975) è fortemente datato e fortunatamente introvabile. In diverse occasioni si è occupato di cinema comico, a partire da Il comico e l’altro (Cappelli 1978), cui seguirà, oltre vent'anni dopo, Playtime. Viaggio non organizzato nel cinema comico (Lindau 2000), due volumi in gara per il peggior successo editoriale personale; ma ama ricordare anche i «Castori Cinema» Charles Chaplin (1977), Buster Keaton (soprattutto la seconda versione, 1995), Jerry Lewis (1979) e Joseph Losey (1981, in collaborazione con Gualtiero De Marinis). Dopo un’ampia parentesi dedicata a studi narratologici applicati al cinema (L'autore, il narratore, lo spettatore, Loescher 1988; Le logiche del racconto, Thema 1991, ecc) e quella riservata a Stanley Kubrick (Arancia meccanica e Shining, Lindau 1996 e 1999), si è occupato di cinema fantastico: a Viaggio attraverso l’impossibile. Il fantastico nel cinema (Cineforum-ETS 2003) hanno fatto seguito Dracula (2007), Frankenstein (2009), Blade Runner (2009), Crash (2011) e Barry Lyndon (2012) per L’Epos, Palermo.

      Agli inizi del 2014, dopo una breve collaborazione al web-magazine La Grande Testata, decide che è ora di finirla e di scrivere (di cinema o altro). Rivendica moralmente la lucidità di una simile decisione, considerata l'età raggiunta e auspica che molti seguano l'esempio.